Walter Davanzo, suggestioni e ricordi

Carlo Sala

Il percorso artistico di Valter Davanzo si presenta articolato, affrontando molteplici cicli espressivi pittorici e sconfinando talvolta in qualche esempio scultoreo/installativo, mediante l’interazione con lo spazio circostante.

Per un periodo della sua carriera ha portato avanti una ricerca di stampo astratto-informale. Certamente ricca di stimoli, ad un certo punto l’artista ha iniziato a sentirla esaurita. Di quel momento sono comunque rimasti alcuni tratti distintivi che lo rendono fondamentale per comprendere anche i lavori odierni. In particolare nelle opere di Davanzo è percettibile ancora una forte gestualità ed uno spiccato gusto per il segno.

Per approdare alla figurazione è partito dall’autoritratto, indagando successivamente molteplici tematiche. Queste di solito nascono da alcuni scatti fotografici, che successivamente vengono rielaborati e trasposti mediante la sensibilità dell’artista. Ne sono esempi le immagini dell’Olanda o del Marocco realizzate nei soggiorni in quei paesi, che poi si sono tramutate in compiute sequenze pittoriche.

Nelle opere di Davanzo la componente autobiografica è essenziale e connaturata al loro sviluppo. Egli coglie degli attimi di vita e li imprime nella tela. I soggetti non sono puro artifizio, ma esigenze quotidiane che emergono in lui e che successivamente sono proiettare sui suoi lavori.

La mostra allestita ad Arianna Sartori Gallery  di Mantova “ Beach Pictures “ è incentrata sul tema delle spiagge, esplicato nel 2006 a seguito di un viaggio ad Alghero. I luoghi qui rappresentati sono quelli visti durante una villeggiatura nella località balneare. Altresì sono ricordi emergenti: potrebbero essere flash back di attimi che Davanzo ha vissuto da bambino negli anni del collegio. Una serie di immagini lontane che inevitabilmente ritornano nell’animo dell’artista e lo ispirano in modo forte, diretto e intimo.

In questi lavori si possono osservare una serie di “tipicizzazioni” che contribuiscono alla forza narrativo/espressiva del quadro. Dalle signore sedute sulle panchine, ai bambini vicini alle persone alle fontane pubbliche.

Una pittura che porta in superficie echi della memoria attualizzandoli con le suggestioni dei luoghi visti di recente. Un modo di operare che – come lo stesso Davanzo ha dichiarato – è una sorta di autoanalisi tramite la pittura.

Lavori basati su pochi colori come l’indaco o il giallo in cui, nonostante un segno evidente e peculiare, il dato cromatico assume una valenza rilevante nella composizione. I colori con i loro toni evidenziano la scena, creano una sorta di patos alla storia, il tutto mediante la consueta cifra stilistica di Davanzo. Un modo di dipingere quasi grottesco, in bilico tra un velo di tristezza sotteso e al contrario una gioia di vivere sussurrata.

Le opere dell’autore sono cariche di una emozionalità ingenua, quasi fosse quella del fanciullo, come spesso sottolinea l’artista: i bambini sono i veri artisti. Con la loro libertà mentale sanno cogliere la realtà e i fatti senza mistificazioni. Ecco che dalla posizione pur sempre di un adulto, Davanzo tramite la sua pittura cerca una modus di operare caratterizzato dalla indipendenza alle varie sovrastrutture e limiti, cognitivi o culturali.

Nell’attuale sistema arte vi sono presenti molteplici ricerche asettiche e sterili. Si assiste ad un’invasione di finti realismi globali, che celano una distorsione e massificazione dell’immagine, ma senza la forza che porta alla creazione dell’icona.

Invece per un pittore deve essere vitale il considerare l’arte come un fattore interiore in cui al centro vi sia ancora l’esistenza dell’uomo e il suo percorso.

Davanzo fa proprio questo: sa unire gli stimoli culturali esterni alle esigenze umane. Una lucida visione in cui massima importanza hanno gli stati dell’uomo visto e considerato nella sua accezione di persona.