In Colonia

Annamaria Bernucci

Per Walter Davanzo e Luca Giovagnoli superare il fossato della smemoratezza ha significato vagare nei territori della memoria come in un grande album che si apre sotto gli occhi e si sfoglia. IN COLONIA è una mostra ‘dipinta· inseguendo il nomadismo dei ricordi. I due artisti hanno attinto dal proprio vissuto, messo a confronto l’esperienza umana e sentimentale ed esplorato il mondo delle colonie marine, oggi giganti in rovina. Quelle stesse colonie che sono state per lungo tempo luoghi di aggregazione e che hanno insegnato agli italiani ad andare al mare facendo della villeggiatura marina un fenomeno di massa. Quando la balneazione, trasformata in nazional popolare, divenne alla portata di tutti e la villeggiatura da esclusivo appannaggio elitario si tramutò in salutistica.

E’ lo stesso modello di vacanza che aveva trovato la sua esplosione negli anni ·50 e 60, ma che storiograficamente ebbe il suo apice e la sua messa a punto (anche nella accezione terapeutica e formativa dell’identità italiana] sotto il fascismo. Affiorano e si affollano le emozioni, i colori, i volti nella pittura di Davanzo e Giovagnoli; aggirano la dimensione di effimero e di transito propria del nostro tempo, costruendo una comune operazione artistica, la quale, pur rispettando le singole identità pittoriche, svela una sensibilità condivisa verso temi che sfiorano la storia sociale e antropologica legata alla cultura balneare.

Il gran teatro dei ricordi dell’infanzia e dell’adolescenza si fa realtà in una pittura vivida, chiaroscurata di ombre dense, innervata da supporti particolari, come carte geografiche o spartiti musicali nelle opere di Davanzo o da abbandoni cromatici, da neri che affiorano dalla profondità del tempo che hanno l’immaginifico spessore del sogno e dell’illusione in quelle di Giovagnoli. Lo sfondo è l’Adriatico e il suo litorale che deve alla vocazione turistica balneare la ragione del suo sviluppo. L’ambientazione è nelle colonie, terreno prediletto delle sperimentazioni progettuali degli anni ’30, traduzione di un mondo di ‘figure’ desunte dalle teorie futuriste e delle avanguardie, giocato sull’estetica della guerra, della macchina e della velocità. Un patrimonio architettonico ai confini della realtà fisica e temporale. Un luogo simbolico del moderno, a metà strada tra l’abbandono e l’oblio, tra il recupero e la memoria. Restituite in questo caso da una pittura segnata da gestualità e impronte dove si identificano storie private e collettive. Dove, come in una favola moderna, riemerge il dono dell’immaginazione, tra i giochi e le dune perdute, tra frotte di ragazzini nei refettori e volti rubati al passato, tra il ricordo remoto di kursaal favolosi e schiere di bagnanti immersi in una luce zenitale, assoluta e senza tempo.

Annamaria Bernucci

Galleria Comunale S.Croce